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La
fiorettista triestina Margherita Granbassi
spera che d’ora in poi la situazione si
semplifichi
Fine dei dubbi con il bollino sui farmaci
TRIESTE L’approccio è per
tutti, o quasi, positivo. I big dello sport
regionale sono d’accordo con la nuova legge
antidoping. Sì al doping come reato
penale, sì al carcere, sì
alle multe salatissime, sì a farmaci
contenenti sostanze dopanti facilmente riconoscibili.
La carnica Manuela Di Centa, ex nazionale
di sci di fondo, e ora rappresentante degli
atleti nel Cio non vede l’ora che la nuova
legge sul doping entri in vigore. "Sono
orgogliosa che l’Italia sia tra i primi
paesi al mondo ad aver studiato una legge
per combattere il doping in modo efficace
– ha fatto sapere attraverso un comunicato
stampa -. Spero che grazie a questa legge
ci potrà essere più chiarezza
sull’argomento".
Sorride anche la giovane fiorettista triestina
Margherita Granbassi, una delle schermitrici
più promettenti a livello mondiale.
"Mi rassicura soprattutto la decisione
di apporre un bollino di riconoscimento
ai farmaci che contengono sostanze dopanti
– spiega la Granbassi – anche perché
così si dovrebbe porre fine a una
serie infinita di dubbi, incertezze e timori
che da sempre coinvolgono gli atleti. Quante
volte ci siamo ritrovati con l’influenza
senza sapere cosa prendere? Spero che, grazie
a questa legge la situazione si semplifichi".
Credi sia giusto punire
con il carcere chi assume e chi somministra
sostanze dopanti?
"Carcere e multe sono giuste per chi
è coinvolto in vicende di doping,
sia come atleta sia come medico o preparatore.
Credo che, comunque, sia giusto fare delle
distinzioni tra doping e doping. Se, nonostante
i bollini sui farmaci, un atleta, sbagliando,
assumesse delle sostanze dopanti da una
pomata cicatrizzante o da uno spray nasale,
non dovrebbe finire in carcere. Bisognerebbe
valutare, con coscienza, caso per caso".
Anna Pugliese
da "Il Piccolo", 18 novembre
2000
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